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Governo politico e spartizione di poltrone per il ritorno di vecchi poteri

In questi concitati giorni la Democrazia Cristiana, e cioè il partito che ha vinto indiscutibilmente le elezioni, si ritrova con una miriade di problemi tutti dipendenti da questioni di spartizione del potere, piuttosto che, come sarebbe naturale, di temi contenuti nei programmi.

Nonostante infatti la Dc e Rete, ma anche Psd, Ps, Md, abbiano firmato un documento che li impegna a definire una stretta collaborazione operativa per il periodo necessario alla realizzazione delle riforme strutturali riguardanti i contenuti e le decisioni che verranno assunti al Tavolo Istituzionale” (atto sottoscritto pubblicamente a settembre 2019 da tutti tranne Repubblica Futura), già in Consiglio Grande e Generale molti di questi hanno mostrato la loro inaffidabilità votando contro l’articolo di legge che affida il compito di affrontare le grandi riforme alla collaborazione fra tutte le forze politiche e sociali. 

Una inaffidabilità totale rispetto a ciò di cui ha oggettivamente bisogno il Paese che potrebbe essere replicata oggi con la formazione di un “Governo politico” che, se nasce, avrà un obiettivo chiaro: riportare in auge vecchi poteri.

Se fosse infatti vera la motivazione che viene espressa da Rete e la Dc per cui l’elettorato ha dato un messaggio chiaro sull’alleanza a cui questi due partiti devono dare vita, crediamo che nessuno potrebbe sostenere il contrario e Libera stessa non potrebbe che riconoscere la volontà degli elettori e predisporsi per dare una mano nel difficile compito che si prefigura per il nuovo esecutivo.

Ma il segno dirompente di formare un “Governo politico delle opposizioni” imbarcando nell’avventura il cartello elettorale formatosi fra i residui della destra e della sinistra, ha il solo significato di rimarcare come anche la Dc e Rete, due forze più strutturate e pensanti, intendano gestire il Paese con la stessa distruttiva aggressività con cui hanno gestito l’opposizione. 

L’intento è chiaro: avere i voti necessari (più di 39) per manipolare la struttura dello Stato senza coinvolgere il Consiglio Grande e Generale nella sua completa espressione. Un’aggressività scatenata da quei poteri che, uno alla volta, si era finalmente riusciti a mettere all’angolo e che oggi invece rivendicano le loro precedenti posizioni.

La Dc in particolare sa bene che un conto è usare aggressività all’opposizione per tentare di aprire una breccia nel muro delle alleanze di governo, un conto è invece gestire un Paese che ha oggi più che mai bisogno di condivisione e pace sociale

Libera era ed è per un governo di scopo con una larga rappresentanza capace di affrontare i problemi reali del Paese e quindi non  è disponibile ad aderire a raffazzonate formule di governo politico.

Libera parte da un risultato importante: dieci Consiglieri formano infatti un gruppo che ha una forza molto prossima a quella del secondo partito (Rete con 11 Consiglieri).

Obiettivo di Libera sarà quello di battersi con tutte le energie affinché i vecchi poteri, che hanno generato la più grave crisi economica che la storia del Paese ricordi, a partire da quelli che hanno agito nelle banche, non vengano fatti resuscitare.

Si batterà affinché il Tribunale possa portare a termine le proprie indagini e i processi che riguardano un periodo pessimo del rapporto fra politica e affari. Si batterà dando la propria collaborazione affinché riforme indispensabili possano essere realizzate con senso di equità e misura difendendo i più deboli e creando le condizioni perché San Marino, finalmente fuori dalla drammatica situazione in cui è stato cacciato dai tempi in cui “stavamo bene”, possa riprendere la propria crescita basandosi sul lavoro e l’intelligenza dei sammarinesi.

Libera ritiene che anche dall’opposizione si possa fare molto per il Paese e non scadrà mai nella politica dell’insulto e della denigrazione che tanti danni ha creato e seguirà il proprio programma che, a differenza degli altri, ha un taglio marcatamente progressista ed indica soluzioni efficaci.

Eravamo disposti a negoziare per trovare attraverso l’unità del Paese soluzioni efficaci ed eque. Non siamo disposti a svendere le nostre idee nelle logiche di spartizione che purtroppo già in questi giorni stanno emergendo in tutta la loro gravità.